L’arte del montaggio cinematografico
Pulp Fiction, Memento, Irréversible: tre modi di smontare il tempo più un videogioco in cui decidere come rimontarlo. #montaggio #cinema #videogioco
Bentornati a Giochetti, il tassello mancante nella vostra casella di posta elettronica. Dopo una piccola pausa, riprendiamo da dove abbiamo interrotto, pronti a scoprire nuovi e inaspettati punti di contatto tra i videogiochi e le arti più blasonate. Progetti ne abbiamo a bizzeffe e mentre le idee maturano grazie a una lunga stagionatura, affrontiamo l’inizio dell’anno con il primo episodio di Giochetti 2026. Cosa c’è di meglio? Buona lettura!
Quentin Tarantino (1994) Pulp Fiction [Opera audiovisiva] [Drama, crime, gangster] [154 min.] Miramax Films
Non sarà facile. Quello che stava prima arriva dopo, torna, ripassa. Mi piacerebbe raccontare Pulp Fiction in un paragrafo. Il senso arriva dall’accostamento emotivo, dalla sospensione, (Vorrei, in sostanza, mettere in scena senza perdermi in tanti giri di parole. Alla fine, forse avremo perso il filo, ma saremo ipnotizzati dal racconto.) dalla rivelazione dovuta non allo scorrere degli eventi, ma al momento del loro racconto. Tutto in Pulp Fiction si basa sul montaggio, anche questo paragrafo. Sarebbe ancora meglio renderlo reale: usare le parole per mostrare il meccanismo, non per raccontarlo. La cronologia non ha importanza. In Pulp Fiction le scene non seguono la cronologia degli eventi.
Christopher Nolan (2000) Memento [Opera audiovisiva] [Thriller psicologico] [113 min.] Newmarket
In Memento ci sono due linee narrative: una va avanti, l’altra torna indietro. Forse non possiamo fidarci nemmeno di noi stessi. Senza il comfort della relazione di causa ed effetto, rassicurante come la legge di gravità, tutto il film sembra un incubo in cui non c’è nulla a cui aggrapparsi. Costretti a inventare collegamenti, cercare pattern, aggrapparci a dettagli forse inutili. A volte non sono nemmeno indizi, sono semplicemente quello che il film ci mette sotto gli occhi. Arriva prima l’effetto. E come il protagonista ci attacchiamo ai pochi indizi che abbiamo. Tatuaggi, foto, persone. Senza sapere se possiamo fidarci davvero di qualcuno. Siamo privi di contesto. Solo alla fine le due linee si uniscono, ma è troppo tardi.
Gaspar Noé (2002) Irréversible [Film] [Thriller] [97 min.] StudioCanal
[Nota: il film contiene una scena di violenza sessuale e immagini molto forti. Se è un tema che preferite evitare, non guardate questo film.]
Tutto è distrutto, in cocci, anche quando non è successo nulla. Senza volerlo, scopriamo che l’inizio è stato macchiato dalla fine. Non si può fuggire nel passato: il dolore una volta conosciuto ci rimane addosso. Lo rende ancora più crudele. Vedere la normalità, la tranquillità, sapendo che poi ci sarà (anzi, per noi c’è già stata) la violenza non addolcisce quello che sappiamo. Sappiamo che la storia è andata così, è Irréversible, appunto. Dolorosa. Resta brutale. Una discesa agli inferi non diventa una risalita in paradiso, anzi. È il nostro modo di leggere il mondo che viene modificato, non la storia in sé. Eppure qualcosa cambia. In fondo la storia resta la stessa. Cosa succede se si racconta una storia al contrario?
Il montaggio non è solo il modo in cui un film “scorre”. È il modo in cui un film pensa. E alcune opere ci costringono a pensare a modo loro. Per fortuna nei videogiochi possiamo prendere di nuovo il controllo, anche se questo non significa per forza che sarà un viaggio semplice.
Se nei tre film di cui abbiamo parlato nella prima parte di questo episodio il montaggio ci manipola con stile, trauma o amnesia, in Immortality la possibilità di decidere l’ordine di visione delle scene è in mano nostra e sarà il mezzo per capire cosa è accaduto a Marissa Marcel. L’arte del montaggio si trasforma nell’interfaccia di gioco.
A nostra disposizione abbiamo un archivio di filmati legati all’attrice, protagonista di tre film mai usciti. Fin qui sembra solo la storia di una carriera sfortunata, ma visto che Marissa Marcel è sparita cresce la sensazione che da qualche parte, tra una clip e l’altra, ci sia una verità che attende solo di essere scoperta.
La forza del gioco sta proprio in come solletica sia la nostra vena di detective sia la morbosa curiosità per il gossip. Oltre al girato di tutti e tre i film, l’archivio comprende interviste, prove, dietro le quinte e altro materiale con cui riuscire a farsi un’idea di quanto accaduto. Possiamo mettere in pausa ogni spezzone, andare avanti e indietro, fermarci su un fotogramma e tagliare verso un altro frammento cliccando su un volto o su un oggetto.
Tarantino in Pulp Fiction usa ogni taglio per creare rime e ritorni, in Immortality tutto ciò che ci attrae diventa un filo conduttore e ci guida attraverso la matassa di filmati. La sensazione è quella di essere ipnotizzati da un dettaglio e di inseguirlo senza sapere bene cosa stiamo cercando. Pur se perplessi, ogni salto che facciamo crea una maggiore complicità tra noi e la storia che stiamo studiando. Le rime ce le creiamo da soli, il senso anche.
E se in Memento Nolan ribalta l’ordine cronologico del film per toglierci la terra sotto i piedi, in Immortality invece c’è troppo contesto: frammentato, contraddittorio, ma in quantità industriale. Rimettere tutto in ordine, creare una storia lineare, è forse una missione impossibile, ma il vero piacere sta nel montaggio creato da noi stessi sulla base di associazioni ed echi visivi. Immortality è un labirinto in cui la nostra intuizione crea la via per l’uscita.
Se non vi spaventa l’idea di guardare filmati su filmati non perdetevi l’ultima creazione di Sam Barlow.
Sam Barlow (2022) Immortality [Videogioco] [Interactive film] (iOS) [Windows, Xbox Series X|S, Android, PS5] Half Mermaid Productions
Sportello informazioni
Qualche tempo addietro abbiamo già parlato di Pulp Fiction, ma in quel caso eravamo presi dal personaggio di Mr. Wolf e dal lavoro ingrato di dover ripulire le scene del crimine.
Il tipo di montaggio che abbiamo visto in questo episodio è al servizio di idee e concetti ma non deve essere per forza così: It’s a Wrap! è un puzzle-platform in cui si deve preparare la scena come se fossimo i registi, decidendo il timing degli eventi, le gag, i pericoli, per poi attraversarle da protagonista, interpretando il grande attore di un film d’azione di serie b. In It’s a Wrap! il nostro lavoro non cambia il senso morale della storia, né rende concreti concetti profondi, decide solo se qualcosa ci esploderà in faccia al secondo giusto.


Titoli di coda
Forse non ve ne rendete conto, ma siamo tutti dei maestri nell’arte del montaggio. Nella vita tagliamo, incolliamo, spostiamo le nostre esperienze come ci pare e piace. Prendiamo pezzi di giornata e li mettiamo in ordine per poter dire “ecco, è andata così”, anche quando non è andata così per niente. Qualcuno dirà che sono bugie. In realtà siamo esperti montatori. La verità è che non lo facciamo per capire, abbiamo capito purtroppo, lo facciamo per sopravvivere. Al prossimo episodio, ciao!












Bellissimo contenuto e ottima esposizione!